Archeologia sperimentale

Responsabile di settore: Dott. Fabio Armenise

Gruppo di lavoro: Dott. Fabio Armenise, Dott.ssa Patrizia Albrizio, Dott.ssa Gilda Depalo, Ing. Luigi Del Popolo, Roberto Ravoni

Nel 2004 grazie alla collaborazione con il Prof. Sandro Sublimi Saponetti e la dottoressa Patrizia Emanuel (antropologi dell’Università di Bari) ci siamo avvicinati all’Archeologia sperimentale e ricostruttiva, appassionandoci alla materia grazie al primo progetto di studio sulle dinamiche di morte violenta di soggetti del VI sec. d. C.. Continuando la collaborazione con il prof. Sublimi Saponetti e la dott.sa Emanuel abbiamo tenuto una serie di lezioni (dal 2005 al 2007) presso l’Università degli studi di Bari, all’interno del Laboratorio di Antropologia fisica, destinato agli studenti del corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali (curriculum Storico Artistico e curriculum Archeologico).

Cos’è l’archeologia sperimentale?

Per spiegare di cosa si tratta abbiamo deciso di citare alcune autorevoli fonti in materia archeologica:

Campo di studi finalizzato alla verifica di ipotesi archeologiche mediante il ricorso a esperimenti replicativi”

[M. Vidale, Archeologia Sperimentale (voce), in R. Francovich, D. Manacorda (a cura di), Dizionario di archeologia, Laterza, Bari, 2000]

Tramite esperimenti è possibile giungere ad una migliore comprensione di alcuni aspetti del passato, giungendo anche a scartare congetture o ipotesi, espresse in precedenza, grazie al solo studio dei dati archeologici.

L’uso di esperimenti in archeologia è una conseguenza logica dell’interesse dell’uomo per se stesso e per il proprio passato. Rappresenta la canalizzazione di un’intelligente curiosità verso una spiegazione del comportamento umano in termini essenzialmente pratici.”

[J. Coles, Archeologia Sperimentale, Longanesi, 1981]

Critica principale:

Un grosso ostacolo che si pone allo sviluppo di questa disciplina è dato dalle critiche e dai pregiudizi:

“L’archeologia sperimentale è poco conclusiva, non da risposte certe, ma lascia interrogativi.”

Effettivamente non possiamo opporci a tale critica, ma occorre ricordare che in ambito archeologico noi poniamo delle ipotesi ricostruttive dei fatti, basandoci su fatti archeologici, partendo dal noto e andando verso l’ignoto. L’archeologia sperimentale secondo il nostro parere deve essere considerata un supporto per archeologi e storici che attraverso essa possono esprimere le proprie teorie ricostruttive, per verificarne la veridicità.

Procedure:

Secondo John Coles, tutti gli studiosi che si approcciano all’archeologia sperimentale cominciano con la RICOSTRUZIONE, tutti procedono con esperimenti di UTILIZZAZIONE, tutti seguono una serie di stadi:

  • PROBLEMA
  • IDEA
  • PROCEDIMENTO
  • RISULTATO
  • VALUTAZIONE

Tipi di esperimenti:

Possiamo raggruppare schematicamente quattro tipologie di esperienze possibili:

  • SEMPLICI RIPRODUZIONI;
  • COPIE FEDELI;
  • ESPERIMENTI SEMPLICI (unico risultato);
  • ESPERIMENTI IN SERIE (gran numero di risultati).

Regole comuni nella sperimentazione:

Nonostante in questi ultimi anni il termine “Archeologia sperimentale” sia stato utilizzato in modo improprio dai più, abbiamo deciso per coloro che SERIAMENTE volessero approcciarsi alla materia di elencare una serie di regole (tratte da J. Coles, Archeologia Sperimentale) che andrebbero seguite nella pianificazione e nell’esecuzione degli esperimenti:

  • Utilizzare gli stessi materiali.
  • I metodi utilizzati per riprodurre materiali antichi non dovrebbero andare al di là di quelli che si presume fossero in uso nelle società antiche.
  • La moderna tecnologia non dovrebbe interferire con i risultati sperimentali.
  • Stabilire le finalità prima di iniziare il lavoro: se si vuole creare solo una copia, si possono usare attrezzature moderne, ma bisogna tenerne conto nelle valutazioni finali.
  • Ripetere gli esperimenti sulla base dei risultati ottenuti in precedenza: ci è utile a comprendere eventuali errori compiuti durante la procedura.
  • Bisogna avere sempre chiaro il risultato da raggiungere, ma si dovrebbero nutrire seri dubbi sul metodo adottato, prendendo in considerazione l’ipotesi di ricorrere all’improvvisazione *. Sfruttare diversi metodi (se possibile) per ottenere diverse soluzioni e impedire la cieca accettazione del risultato definitivo.

* L’uso disciplinato della fantasia è la funzione più alta dell’archeologo”

[O.G.S. Crawford, Archaeology in the field, London, 1954.]

I risultati dell’esperimento consisteranno in una serie di osservazioni capaci di portare l’archeologo a conclusioni implicite o palesi: non si devono mai presumere o affermare certezze assolute.

L’esperimento andrà valutato per la sua attendibilità: porsi interrogativi sul materiale, sull’idea e sull’onestà nell’applicazione della stessa (metodo adottato). Bisogna inoltre porsi domande sui canoni di osservazione e infine valutare imparzialmente i risultati.

GLI ERRORI VANNO APERTAMENTE DENUNCIATI.

Esperimenti Svolti